Il Foro Boario
Oggi ci hanno alzato l’obelisco di Arnaldo Pomodoro, uno dei simboli della città. Il busto di Tacito, il ternano più illustre, guarda la Lancia di luce come agli inizi del secolo buttava l’occhio sull’evoluzione di strani signori in mutande, giacca e scarpini di cuoio che correvano dietro a una sfera seguendo una moda inglese.
Era quella la zona della città dove nacque il calcio. Alcuni ternani doc ricordano ancora quei signori radunarsi in piazza Vittorio Emanuele per aspettare l’arrivo degli avversari: gente di Spoleto, delle altre città umbre, di Perugia. Col pallone sottobraccio percorrevano via Roma e arrivavano giù sulle sponde del fiume Nera. Per giocare dovevano prima pulire il terreno dagli… escrementi degli animali. Già, perché allora l’area era utilizzata come mercato del bestiame.
Durante la settimana c’era anche chi si allenava, poi nel fine settimana le partite. Se mancava qualche giocatore, bastava chiamare i ragazzini che venivano ad assistere a quel nuovo rito chiamato football.
Andò avanti così fino agli anni Venti: Allora si cominciava a fare sul serio…
Viale Brin
C’era spazio tra il refettorio dell’Acciaieria, la Fabbrica d’armi e il canale Nerino: un’area giusta giusta per costruirci un campo da pallone. La chiamavano o no la Manchester d’Italia, questa città dell’Umbria con un passato agricolo diventata improvvisamente industriale? E allora, proprio come in Inghilterra, pensarono bene di legare football e fabbrica, calcio e lavoro. Chi erano i giocatori della Ternana? Era gente che vedeva di buon occhio la possibilità di divertirsi e arrotondare col pallone e, magari, di trovare un buon posto di lavoro nelle acciaierie. Se uno col pallone ci sapeva fare, il turno da operaio ce l’aveva assicurato.
Ma era un calcio bello, eroico, epico. E soprattutto era un pallone divertente, senza tackle, senza tattica esasperata. Si divertivano i ragazzini, che portavano volentieri la valigia ai giocatori fin dentro gli spogliatoi, pur di entrare gratis a vedere la partita. Lo stadio di viale Brin fu costruito nel 1924-25. Ero di proprietà della società Terni, che nei primi anni Novanta lo fece demolire, per costruire un parcheggio.
Ci è rimasto poco ormai: la curva del velodromo, qualche locale che una volta ospitava gli spogliatoi. L’impianto era stato progettato dall’ingegner Ceccarelli per l’Unione Sportiva Terni, uno dei primi dopolavoro dell’epoca. Sul lato nord aveva 2000 posti nella tribuna scoperta, mentre a sud c’era la tribuna coperta all’inglese, con due distinti laterali da 400 posti. All’inizio c’era la pista podistica, ma poi per allargare il campo di calcio ne tolsero un pezzo.
E dietro la porta che dava sulla Fabbrica d’armi c’era il velodromo. Era lo stadio dell’acciaieria. Ma fino alla pensione, tutti, a Terni, lo hanno conosciuto come “la Pista”.
Il Liberati
Per i tifosi rossoverdi è ormai come una seconda casa, ma forse non tutti conoscono la storia dell’impianto che ospita attualmente le gare della formazione rossoverde. Costruito nel 1969, anche se il Comune di Terni e l’ingegner Leopoldo Barruchello (il progettista) lo avevano concepito intorno al 1961, l’amministrazione di allora decise di collocarlo in località San Martino, in quella che allora era una periferia verde della città. Il piano regolatore, appena approvato, destinava all’impianto un’area di circa 10 ettari. Nel 1962, il Sindaco commissionò il progetto all’ingegner Barruchello, quindi nel 1969 furono completati i lavori per la costruzione e lo stadio venne aperto e inaugurato con un’emozionante amichevole tra la Ternana e i brasiliani del Palmeiras.
All’impianto fu dato il nome di Libero Liberati (Terni, 1926-1962), in onore dello sportivo più famoso della città di Terni: corridore motociclista, campione del mondo della classe 500 nel 1957, morto tragicamente nel 1962 a causa di un incidente stradale in allenamento a Cervara. In appena due stagioni, proprio sul manto erboso del nuovo stadio, tra i più belli e curati d’Italia, le Fere conquistarono la serie A con Corrado Viciani alla guida.
Poteva contenere quasi 40 mila spettatori e spesso era pieno in ogni ordine di posto, tanto da diventare quasi un catino ribollente di passione e tifo sfrenato. In serie A non andò fortissimo, quella Ternana. Il divario con le altre era troppo forte. Ma poi subito le Fere riconquistarono di nuovo la promozione: fu ancora A con Riccomini in panchina.
E l’impianto fu ampliato con la costruzione nel 1974 della curva San Martino. Il Liberati, grazie ai recenti lavori di riqualificazione che hanno portato la capienza a circa 14398 posti tutti seduti, secondo le vigenti normative di settore, è stato omologato dalla Lega nazionale professionisti di serie A e B.

